Per molti la figura del mediatore immobiliare non gode del riconoscimento riservato ai cosiddetti professionisti tradizionali: avvocati, architetti o commercialisti. In effetti per fare l’agente immobiliare non è previsto un percorso di studi paragonabile al loro, ma di contro il successo di un consulente immobiliare deriva dal fatto che lungo il suo percorso egli apprende moltissime nozioni differenti, e sviluppa capacità psicologiche, contrattuali, diplomatiche, empatiche, utili a consolidare, dopo anni di carriera individuale e in team, un’immagine affidabile nella gestione e nella consulenza.

In Italia, la percezione dell’agente immobiliare è per tante persone quella di una persona molto giovane, quasi acerba, che invade le nostre case con metodi spesso sfiancanti, dalle telefonate a tutte le ore del giorno alle incursioni porta a porta, o che in caso di acquisto ci accompagna nella visita agli immobili comunicando informazioni scontate o poco utili, per poi pretendere il 3 o addirittura il 4% di commissione. Una follia…

In effetti per fare chiarezza è meglio fare un passo indietro e tornare al concetto di “mediazione”.

La figura del mediatore, fino agli anni ’90, è stata regolata da una norma molto immediata: “Il mediatore è colui che mette in relazione due soggetti per la conclusione di un affare…”. Riducendo tutto il processo al solo nocciolo della questione, bastava che una persona qualunque si rivolgesse al soggetto A per segnalare il fatto che un soggetto B vendeva un appartamento di potenziale interesse, e se A comprava l’immobile di B, il mediatore aveva il diritto di pretendere la sua commissione.

Nel 1989, su pressione delle associazioni di categoria, è stato introdotto l’albo dei mediatori che non ha modificato la legge già esistente ma ha introdotto alcune nuove regole, fra cui, forse la più importante, l’obbligo di superare un corso e un esame.

È chiaro che tutto questo non è stato e non è sufficiente a garantire un servizio impeccabile, come del resto può capitare in ogni settore. Cosa ci sembra fondamentale allora?

In questa come in qualsiasi altra attività, svolte dopo aver conseguito una laurea oppure aver maturato un’esperienza importante sul campo, a fare la differenza sono la passione e l’amor proprio rispetto all’esercizio quotidiano della professione, e ancor di più quell’onestà di cui oggi sembra essersi perso il significato originale.

Nella consulenza immobiliare tanto quanto nel mercato del lavoro in generale, pensiamo che comportarsi onestamente significhi non adattare le proprie consulenze al fine del personale interesse economico.

Una formula in cui ci riconosciamo? Una vera consulenza immobiliare fa sempre guadagnare sia il venditore sia l’acquirente/investitore, garantendo serenità e soddisfazione nella scelta, tutelando con attenzione tutti i passaggi dell’operazione senza inciampare in spiacevoli sorprese.

Da qui partiamo ogni giorno.